La pensione pubblica non basta piu'!

La pensione pubblica non basta piu'!
La Pensione Pubblica

Perché la Previdenza Complementare è Diventata Indispensabile

Dopo vent'anni di esperienza come consulente del lavoro, posso affermare con certezza che la previdenza complementare non è più un'opzione, ma una necessità. La riduzione progressiva della copertura pubblica ha reso evidente un fatto: la pensione dell'INPS, da sola, non sarà sufficiente a garantire il tenore di vita a cui siamo abituati durante gli anni lavorativi.

La previdenza complementare rappresenta quel secondo pilastro che affianca la pensione pubblica, permettendo di colmare il gap previdenziale attraverso un sistema a capitalizzazione individuale. A differenza del sistema pubblico a ripartizione, dove i contributi dei lavoratori attuali finanziano le pensioni di oggi, nella previdenza complementare ogni lavoratore costruisce il proprio capitale personale.

 La pensione che riceverete dipende dalle scelte che fate oggi. 

Come Funziona il Sistema a Capitalizzazione

Immaginate il vostro percorso previdenziale come la costruzione di un salvadanaio personale. Ogni mese versate denaro in questo salvadanaio, che viene investito sui mercati finanziari. Il capitale cresce grazie ai versamenti costanti e ai rendimenti degli investimenti. Quando andrete in pensione, quel salvadanaio sarà vostro: nessuno lo utilizza per pagare le pensioni di altri.

Questo meccanismo garantisce maggiore stabilità al sistema previdenziale, ma comporta anche un trasferimento del rischio finanziario sul lavoratore. Ecco perché diventa fondamentale il ruolo della consulenza professionale nella scelta dei comparti di investimento e nella pianificazione previdenziale.

Le Tipologie di Fondi Pensione

Nel panorama italiano esistono diverse forme di previdenza complementare:

Fondi Pensione Negoziali (o Fondi Chiusi): nati da accordi collettivi tra sindacati e datori di lavoro, destinati a specifiche categorie di lavoratori. Sono categoriali, aziendali o regionali. Rappresentano la soluzione più vantaggiosa per i lavoratori dipendenti che possono accedervi, grazie anche al contributo del datore di lavoro previsto dalla contrattazione collettiva.

Fondi Pensione Aperti: istituiti da banche, SIM, SGR o compagnie assicurative, sono accessibili a tutti i lavoratori, autonomi o dipendenti. Offrono maggiore flessibilità ma spesso costi leggermente superiori.

Piani Individuali Pensionistici (PIP): prodotti assicurativi dedicati alla previdenza complementare, particolarmente indicati per lavoratori autonomi e professionisti.

Fondi Preesistenti: fondi nati prima della normativa attuale, che mantengono alcune specificità nelle regole di funzionamento.

La Contribuzione: Come Alimentare la Propria Posizione

La costruzione del capitale previdenziale avviene attraverso diverse forme di contribuzione:

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto): rappresenta la base della contribuzione. Il lavoratore può destinare al fondo pensione tutto il TFR maturando. Per i lavoratori assunti prima del 1993, è possibile versare una percentuale stabilita dal contratto collettivo o, in mancanza, il cinquanta per cento.

Il contributo del lavoratore: versamento percentuale sulla retribuzione, con un minimo previsto dal fondo. Questo contributo gode di deducibilità fiscale fino a 5.164,57 euro annui.

Il contributo del datore di lavoro: erogato solo se il lavoratore versa almeno il proprio contributo minimo e destina il TFR al fondo. Questo contributo rappresenta un vero e proprio aumento retributivo destinato alla previdenza.

La contribuzione contrattuale: in alcuni settori, la contrattazione collettiva prevede versamenti aggiuntivi, spesso derivanti dalla conversione di premi o aumenti contrattuali.

I Vantaggi Fiscali: Un Risparmio Reale e Consistente

Il sistema fiscale italiano incentiva fortemente la previdenza complementare attraverso il modello ETT (Esente-Tassato-Tassato), che prevede:

In fase di accumulo: i contributi del lavoratore e del datore di lavoro sono deducibili fino a 5.164,57 euro annui. Questo significa che riducono il reddito imponibile e quindi le imposte da pagare. Un lavoratore con aliquota marginale del 38% che versa il massimo deducibile risparmia circa 1.963 euro di imposte ogni anno.

Durante l'investimento: i rendimenti del fondo pensione sono tassati con un'aliquota agevolata del 20%, che scende al 12,5% per gli investimenti in titoli di Stato. Molto più vantaggiosa rispetto al 26% applicato ai normali investimenti finanziari.

Al momento della prestazione: tassazione sostitutiva con aliquota che parte dal 15% e decresce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. Un lavoratore che rimane nel fondo per trent'anni paga solo il 10,5% di imposte sulla prestazione finale.

Da sottolineare un aspetto spesso trascurato: i fondi pensione sono esenti dall'imposta di bollo dello 0,2% sul patrimonio finanziario, dalla Tobin Tax sulle transazioni finanziarie e dall'IVA sulle commissioni di gestione. Vantaggi che, sommati, generano un risparmio significativo nel lungo periodo.

I Premi di Produttività: Un'Opportunità Fiscale Eccezionale

Dal 2016 esiste la possibilità di destinare i premi di produttività al fondo pensione con vantaggi fiscali straordinari. Per gli anni 2025, 2026 e 2027, i premi produttività erogati in busta paga scontano una tassazione agevolata al 5% ma se destinati ad un fondo pensione sono in esenzione totale! imposizione.

Aspetto ancora più rilevante: queste somme versate al fondo non concorrono a formare reddito e non riducono il plafond di deducibilità di 5.164,57 euro. Inoltre, non vengono tassate nemmeno in fase di liquidazione della prestazione pensionistica. Un'opportunità che consiglio sempre di valutare attentamente ai lavoratori che hanno accesso a sistemi di premialità aziendale.

Le Anticipazioni: Quando Servono Liquidità

La previdenza complementare non vincola completamente il capitale fino alla pensione. La normativa prevede tre tipologie di anticipazione:

Per spese sanitarie: fino al 75% della posizione maturata, in qualsiasi momento, a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge o ai figli per terapie o interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche. Tassazione agevolata al 15-9%.

Per acquisto o ristrutturazione prima casa: fino al 75% della posizione, dopo otto anni di partecipazione. Tassazione al 23%.

Per ulteriori esigenze: fino al 30% della posizione, dopo otto anni. Tassazione al 23%.

Un aspetto importante: le anticipazioni per spese sanitarie risultano incedibili per quattro quinti, offrendo maggiore protezione rispetto al TFR lasciato in azienda. Inoltre, non esistono limiti numerici alle richieste di anticipazione, purché rimanga sempre il 25% del montante complessivo.

I Riscatti: Quando è Possibile Uscire Prima

La normativa prevede diverse ipotesi di riscatto, totale o parziale, della posizione:

Riscatto totale con tassazione agevolata (15-9%): in caso di invalidità permanente che riduca la capacità lavorativa a meno di un terzo, inoccupazione superiore a 48 mesi, o decesso dell'iscritto.

Riscatto totale con tassazione ordinaria (23%): per perdita dei requisiti di partecipazione, oggi ammesso anche per le adesioni individuali.

Riscatto parziale del 50% con tassazione agevolata: per inoccupazione tra 12 e 48 mesi, mobilità, cassa integrazione ordinaria o straordinaria.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la cassa integrazione: per beneficiare del riscatto parziale agevolato, deve trattarsi di cassa integrazione a zero ore per almeno dodici mesi, oppure deve seguire la cessazione del rapporto di lavoro.

La RITA: Anticipare la Pensione Complementare

Con la nuova RITA è disponibile la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, uno strumento che permette di ricevere il capitale del fondo pensione in modo frazionato prima del pensionamento.

Requisiti per accedervi: cessazione dell'attività lavorativa, almeno cinque anni di partecipazione a forme di previdenza complementare, e maturazione di requisiti contributivi specifici.

Due diverse finestre temporali:

  • Anticipo di cinque anni rispetto all'età pensionabile (67 anni nel 2025, quindi accesso a 62 anni) con almeno venti anni di contributi nel sistema obbligatorio
  • Anticipo di dieci anni (quindi a 57 anni) in caso di inoccupazione superiore a ventiquattro mesi

Il montante destinato alla RITA viene frazionato in rate periodiche fino al raggiungimento dell'età pensionabile, mantenendo il capitale residuo investito nel comparto più prudente del fondo (non necessariamente quello garantito). La tassazione applicata è quella agevolata del 15-9% su tutto il capitale erogato, indipendentemente dalla composizione temporale della posizione.

il percettore della rendita anticipata ha comunque la facoltà di non avvalersi della tassazione sostitutiva, optando per la tassazione ordinaria

Le Prestazioni Pensionistiche: Rendita o Capitale?

Al raggiungimento dei requisiti pensionistici (almeno cinque anni di partecipazione e maturazione del diritto alla pensione pubblica), l'aderente deve scegliere come ricevere la propria prestazione.

La regola generale: almeno il 50% del montante "teorico" (quello effettivo più eventuali anticipazioni non reintegrate) deve essere convertito in rendita vitalizia.

Eccezione importante: è possibile richiedere il 100% in capitale se la rendita derivante dalla conversione del 70% del montante effettivo risulta inferiore al 50% dell'assegno sociale. Nel 2025, con un assegno sociale di 7.002,97 euro annui, questo significa poter liquidare tutto in capitale se il montante finale non supera circa 70.000 euro.

Casi particolari dei "vecchi iscritti": i lavoratori già iscritti a fondi preesistenti entro il 28 aprile 1993 mantengono la possibilità di richiedere il 100% in capitale sul montante maturato dal 2007, seppure con una tassazione meno favorevole rispetto al nuovo regime.

La Tassazione: Esempi Concreti di Convenienza

Vogliocondividere un caso pratico : un lavoratore con reddito di 25.000 euro che versa per quarant'anni l'1% della retribuzione più il contributo datoriale dell'1% e tutto il TFR, con rendimenti del 3% annuo, accumula circa 259.000 euro lordi nel fondo pensione.

Dopo la tassazione del 9% sulla prestazione (ipotizzando la permanenza minima per l'aliquota più bassa), dispone di circa 244.000 euro netti.

Lo stesso lavoratore che lasciasse il TFR in azienda e investisse il contributo netto in un fondo comune (circa il 2% della retribuzione considerando il risparmio fiscale), accumulerebbe solo 198.000 euro netti. Una differenza di oltre 46.000 euro, circa il 23% in più.

Questo vantaggio deriva dalla combinazione di diversi fattori: la deducibilità dei contributi, la tassazione agevolata dei rendimenti durante l'accumulo, la tassazione ridotta della prestazione finale, e naturalmente il contributo del datore di lavoro che altrimenti andrebbe perso.

Il Trasferimento: Mobilità Senza Perdere i Vantaggi

Un aspetto fondamentale della previdenza complementare è la portabilità. Il lavoratore può trasferire la propria posizione tra diversi fondi senza alcuna penalizzazione fiscale.

Trasferimento per perdita requisiti: se si cambia settore o datore di lavoro e si perde l'accesso al fondo di categoria, è possibile trasferirsi immediatamente verso qualsiasi altra forma pensionistica.

Trasferimento volontario: dopo due anni di iscrizione, ogni lavoratore può liberamente scegliere di trasferire la propria posizione verso un altro fondo, mantenendo intatta l'anzianità fiscale ai fini della tassazione agevolata.

Il trasferimento rappresenta un'operazione fiscalmente neutra: non vengono applicate imposte e si mantiene la continuità nel rapporto previdenziale. Questo permette di adattare la scelta del fondo alle proprie esigenze che cambiano nel corso della vita lavorativa.

Conclusioni e Raccomandazioni Professionali

La previdenza complementare rappresenta uno degli strumenti più efficaci per garantirsi un futuro sereno. I vantaggi fiscali, il contributo datoriale, la flessibilità negli utilizzi e la protezione del capitale ne fanno uno strumento irrinunciabile per qualsiasi lavoratore.

Tuttavia, è fondamentale affrontare questa scelta con consapevolezza: la previdenza complementare è un impegno di lungo periodo che richiede una pianificazione attenta. La scelta del fondo, del comparto di investimento, della misura contributiva deve essere calibrata sulle proprie esigenze personali e familiari.

Il mio consiglio è sempre lo stesso: iniziate prima possibile, anche con contribuzioni contenute. Il tempo è il vostro migliore alleato grazie al meccanismo dell'interesse composto. E affidatevi sempre a professionisti qualificati per valutare attentamente tutte le variabili in gioco.

Non delegate al caso quella che sarà la vostra sicurezza economica futura.

CdL Roberto Rossi

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